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Un ambiente quadrangolare di circa sei metri per cinque, interamente affrescato nel 1423 con decorazioni tardo gotiche. È il riflesso (speculum vitae) della cultura del Cardinale, delle sue relazioni con gli intellettuali e gli umanisti del tempo. In mezzo alla stanza si trova un grande letto con baldacchino, posteriore all’epoca del Cardinale, sostenuto da colonne lignee, finemente decorate con fregi dorati. Di fronte, una grande finestra a sesto acuto che dall’esterno, vista dalla piazza, domina la facciata, con le sue decorazioni in arenaria. Sembra di essere entrati in un Hortus conclusus, ovvero un giardino recintato, grazie agli affreschi che ricoprono le pareti a fondo rosso con una serie di alberi e putti intenti a raccoglierne i frutti.
Le decorazioni sono disposte su cinque livelli. In alto, un fregio con gli stemmi del Cardinale, dei Visconti, dei Pusterla e di altre famiglie, è intervallato da pannelli con decorazioni vegetali e putti musicanti.
Nella parte centrale, si innalzano alberi su ogni parete, alle cui basi si trovano due putti attorno a ciascuna pianta.
In basso si tende un velarium, cioè un telo decorato da volti, ghirlande e mazzi di fiori legati da cartigli con motti classici. Il telo che, più sotto, copre la finta panca prospettica presenta invece altrettante citazioni con coppie di pappagallini.
Tutto il perimetro della stanza è un alternarsi di dodici grandi alberi, tra i quali si muovono dei putti, colti in svariati atteggiamenti. Sulla destra – rispetto all’entrata – ne vediamo alcuni che si aiutano a vicenda ad arrampicarsi sulle piante per raccogliere i frutti. Di fronte e alle nostre spalle, degli altri scuotono gli alberi aiutandosi con un bastone, mentre un putto si toglie la spina da un piede. Quelli dipinti sulla sinistra tengono in mano un coltellino, un martelletto o un cestino. Alcuni alberi sono facilmente riconoscibili. Si tratta per lo più di alberi da frutto, come melo, ciliegio e castagno. Ad ogni modo, tutti e dodici i tronchi sono avvolti da cartigli che, anche se con scritte molto sbiadite, conservano allusioni alle virtù.
Curiosità
Sulla parete opposta all’ingresso, in basso, si trova un’iscrizione a caratteri gotici nella quale si legge la data di conclusione dei lavori: 14 ottobre 1423. Da questa annotazione deriva il nome dell’anonimo pittore che si è occupato della decorazione della stanza: il cosiddetto “Maestro del 1423”.
Il percorso spirituale
La decorazione della sala dei putti offre la preziosa occasione di riflettere sulla propria condotta e sulla propria morale, misurando l’aderenza dei propri atteggiamenti agli esempi di virtù che sono simbolicamente rappresentati dagli alberi ed esplicitamente ricordati dalle scritte nei cartigli.
I motti classici, alcuni dei quali sono purtroppo lacunosi, offrono indicazioni comportamentali e indicano le virtù da perseguire nella vita, come la magnanimità, la liberalità, il coraggio, l’umiltà, unendo cioè le virtutes aristoteliche con le virtù cardinali (fortezza, giustizia, prudenza e temperanza), esercitate attraverso la conoscenza delle arti. La sala esemplifica il cammino di perfezione a cui è chiamato ogni uomo nel suo periglioso vagare nel mondo. Utile per la dimensione terrena, essa diventa anche viatico per quella ultraterrena.
Proseguendo si entra nella sala dello studiolo, detta anche sala del Paesaggio.
Modalità chiaro/scuro
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La Sala dei Putti